E così, l'avventura è giunta al termine. Quando ho scritto le ultime parole del mio primo libro, mi sono sentita terribilmente vuota. E triste. E forse anche stanca. Improvvisamente, tutti i personaggi mi hanno abbandonata, hanno smesso di muoversi respirare vivere nella mia testa. Tutto ciò che è rimasto, è il vuoto. E allora ho chiuso il documento e mi sono lasciata cadere sul letto. notte. Non riesco a capire questa mia reazione, questa tristezza. Un forte senso di abbandono, ecco cosa provo. Poi riapro il documento, inizio a rileggerlo. Le parole mi scorrono negli occhi, instancabili: le riconosco, sono le stesse che mi hanno tormentata per un anno, chiedendomi di essere scritte. Ritrovo le immagini, i luoghi, i volti, le emozioni che mi hanno accompagnata in quest'anno di lavoro. E la tristezza, pian piano, va via. Va via con quelle immagini, con quei luoghi. Va via con i capelli biondo cenere di Eleonora, gli occhi grigi di Dani, l'innocenza di Massimo e l'egotismo di Alessandro. Il vuoto viene riempito dalla soddisfazione. Credevo che fosse impossibile portare a termine un romanzo, e invece ce l'ho fatta. Per fortuna, sono riuscita a contraddirmi, a giungere al di là delle mie stesse aspettative. E poco importa se il mio lavoro non sarà apprezzato. Non importa. Ciò che conta, è sapere che ce l'ho fatta; che per la prima volta,sono riuscita a portare su carta tutto ciò che mi passava per il cuore. E' questo, ciò che conta.
lunedì 11 gennaio 2010
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