domenica 17 gennaio 2010

Poi smettiamo di parlare, senza un motivo.
Il silenzio che segue è di un rosso fiammeggiante, denso di parole non dette e di pensieri che corrono veloci, come luci di fari nella notte. Nessuno dei due parla, eppure le nostre menti sfrecciano, forse in due direzioni diverse, forse opposte, forse così vicine da potersi prendere per mano.
Mi perdo nei miei pensieri come in una nuvola celeste di zucchero: immagino il momento in cui Eleonora ed Alessandro si parleranno, per la prima volta dopo quella festa. Per la prima volta lontani dall’assordante rifugio della musica dance anni novanta, saranno costretti a parlarsi oltre le barriere fatte di note e parole in inglese, sfidando il silenzio e le sue insolite regole. Immagino i capelli biondi di lei e gli occhi azzurri di lui. Due colori perfetti che si osservano a distanza, senza incontrarsi, senza sfiorarsi, non ancora. Penso a ciò che si diranno, ciò che faranno, dove andranno. Mentre Massimo guarda il cielo e non parla, e chissà cosa c’è nella sua mente. Forse ci sono solo nuvole che scorrono e che cambiano forma senza fermarsi mai. O forse ci sono troppi nodi che non posso sciogliere, tra i suoi pensieri.
Lo guardo mentre pensa senza parlare. Etereo nella luce bianca del mattino, socchiude gli occhi, colpito dal sole. Un angelo, mi sorprendo a pensare, forse non per la prima volta.
Poi socchiudo gli occhi anch’io.
“Riposiamoci un po’.” sussurra Massimo.
La sua voce mi lambisce, rassicurandomi. E mi sembra di essere stesa in una conchiglia di madreperla. Le parole di Massimo si riflettono sulle pareti; volteggiano sul mio corpo, come il suono del mare.

venerdì 15 gennaio 2010

Venite a trovarmi su http://biancacataldi.deviantart.com/. Sto pubblicando, pian piano, le fotografie che ho scattato in questi ultimi anni....vi aspetto ;)

martedì 12 gennaio 2010

C’è così tanto silenzio. Così tanto grigio. Grigie le strade, grigie le vene e le arterie di questa grigia città, palazzi grigi che si stagliano contro un cielo grigio e terso e plumbeo. Aggettivi senza colore si allineano nella mia mente, in fila indiana, pronti per essere usati. Ho il freddo scritto sul corpo.
Camminando attraverso il vento, con Massimo al mio fianco, mi tornano alla mente le mie giornate di scuola. Quando c’era Alessandro. Quando avevo sedici anni e correvo a scuola con lo zaino che pesava sulla spalla come in quella canzone degli Articolo 31. E Luana portava i capelli sciolti con un cerchietto colorato tutto luccicante, e perdeva brillantini per strada come Pollicino lasciava cadere le molliche. La mia vita con Alessandro. Svegliarsi la mattina, accendere il telefono e trovare un suo messaggio delle tre di notte, perché lui mica dormiva. Uscire con un lucidalabbra a metà strada tra il rosso e l’indefinito, dare baci che sanno di ciliegia e indossare minigonne con i leggins sotto, per pudore. Le calze di lana in inverno, i regali sotto l’albero, e il regalo di Alessandro che era sempre il più grande e il più bello ed era quello con il bigliettino pieno di cancellature. I silenzi. La cosa bella dell’amore è che puoi sempre dare baci, quando non hai più niente da dire.

lunedì 11 gennaio 2010

post res perditas

E così, l'avventura è giunta al termine. Quando ho scritto le ultime parole del mio primo libro, mi sono sentita terribilmente vuota. E triste. E forse anche stanca. Improvvisamente, tutti i personaggi mi hanno abbandonata, hanno smesso di muoversi respirare vivere nella mia testa. Tutto ciò che è rimasto, è il vuoto. E allora ho chiuso il documento e mi sono lasciata cadere sul letto. notte. Non riesco a capire questa mia reazione, questa tristezza. Un forte senso di abbandono, ecco cosa provo. Poi riapro il documento, inizio a rileggerlo. Le parole mi scorrono negli occhi, instancabili: le riconosco, sono le stesse che mi hanno tormentata per un anno, chiedendomi di essere scritte. Ritrovo le immagini, i luoghi, i volti, le emozioni che mi hanno accompagnata in quest'anno di lavoro. E la tristezza, pian piano, va via. Va via con quelle immagini, con quei luoghi. Va via con i capelli biondo cenere di Eleonora, gli occhi grigi di Dani, l'innocenza di Massimo e l'egotismo di Alessandro. Il vuoto viene riempito dalla soddisfazione. Credevo che fosse impossibile portare a termine un romanzo, e invece ce l'ho fatta. Per fortuna, sono riuscita a contraddirmi, a giungere al di là delle mie stesse aspettative. E poco importa se il mio lavoro non sarà apprezzato. Non importa. Ciò che conta, è sapere che ce l'ho fatta; che per la prima volta,sono riuscita a portare su carta tutto ciò che mi passava per il cuore. E' questo, ciò che conta.

venerdì 1 gennaio 2010

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mercoledì 30 dicembre 2009



Per te che sei l’unica persona che amerò fino alla fine.
Te che sei l’unica persona sulla quale vomiterei anima e parole, fino alla fine.
Ma chi cazzo ho amato per tutto questo tempo?
Forse un altro Alessandro; un altro con il tuo stesso nome, la tua stessa faccia, il tuo stesso fottuto corpo; in ogni caso un altro, non te. Perché la persona con cui sono stata non puoi essere tu. La persona che ha condiviso con me così tanti momenti, che mi ha cantato Your song sbagliando le parole, che cantilenava Bon Jovin non puoi essere tu. No.
E vorrei avere tutto il tempo del mondo per imparare a costruire maschere, come hai fatto tu.
Tutto il tempo del mondo per imparare ad usarle.
Tutto il tempo del mondo per imparare a starci bene, dietro.

martedì 29 dicembre 2009



Massimo si muove frettolosamente e rischia di avvoltolarsi nel lenzuolo prima di scendere dal letto.
Mentre lo guardo correre da un angolo all’altro della stanza, pizzicato da raggi dorati di sole, sento una strana sensazione aprirsi un varco dentro di me. Preoccupazione, forse. Semplicemente, è troppo strano che Massimo non si sia accorto della mia assenza: sono tornata molto tardi, ed è difficile che lui abbia dormito tutto d’un fiato senza mai svegliarsi, in tutto questo tempo.
Poi, però, Massimo si volta, mi guarda; stringe un lembo di lenzuolo tra le dita e ride della sua stessa isteria. E allora non posso, non posso credere che abbia scoperto tutto. C’è troppa quiete nei suoi occhi: mare calmo della sera nel quale provo a specchiarmi, e mi trovo migliorata.